Angelo Izzo: il mostro che poteva essere fermato con VIDEO

Angelo Izzo: il mostro che poteva essere fermato con VIDEO

Perché Angelo Izzo è il mostro che poteva essere fermato?

Il motivo sta nella sua vita, costellata di crimini annunciati e di incredibili perizie.

Da un lato quelle dei professionisti, criminologi, psichiatri, grafologici, che hanno sempre avvisato della sua pericolosità.

Dall’altro quelle di chi è stato sempre manipolato e ingannato da un uomo che si è fatto passare per un esempio di redenzione.

Incredibilmente, sono state accolte le seconde.

Questa è la storia di Angelo Izzo, un serial killer italiano.

La storia di Angelo Izzo

‘Le donne sono solo dei pezzi di carne. Mi rendo conto che talvolta ho commesso cose crudeli, ma se pure provo dei rimorsi non mi sembra il caso di esibirli’.

Questo ha detto Angelo Izzo, meglio noto come il mostro del Circeo, nel corso di diverse interviste. Izzo, pluriomicida seriale anche per un errore del sistema giudiziario, è uno psicopatico, o meglio un individuo affetto da Disturbo Antisociale della Personalità. Niente empatia, nessun rimorso, e come dice lui, anche se li avesse, perché mostrarli?

Arrestato nel 1975 per lo stupro e l’omicidio di Maria Rosaria Lopez, 19 anni, e per lo stupro e il tentato omicidio di Donatella Colasanti di soli 17 anni, che si salvò fingendosi morta, evase una prima volta nel 1993 durante un permesso premio. Premio per cosa poi? Catturato in Francia, dichiarò tranquillamente che voleva farsi una vacanza. Ma nonostante questo, per lui arrivarono altri premi, altri permessi, anche la semilibertà. Nel 2005, grazie al sistema cieco che continuava a dichiararlo un uomo nuovo, un uomo redento, quasi un esempio per tutti, uccise ancora, perché si trovava in libertà. Altre due donne caddero sotto le sue mani, Maria Carmela Linciano e sua figlia Valentina, di soli 14 anni. Perché un uomo così, non guarisce mai.

L’adolescenza di Angelo Izzo

Come si diventa un mostro? È possibile cogliere dei segnali, un’inquietudine e dei comportamenti che possano farci capire prima chi abbiamo davanti? La risposta è sì, e allo stesso tempo è no.

Sì perché ogni assassino seriale condivide dei tratti, che si manifestano quasi sempre e nello stesso modo. No perché, nella vita, tutto può cambiare.

In quella di Izzo però i segni ci sono sempre stati, e da manuale. Il perché non li si è visti, o non li si è voluti vedere, lo scopriremo analizzando la sua storia.

Una storia nella quale manca però quell’infanzia di abusi e maltrattamenti che spesso si ritrova nella genesi dei serial killer.

Primo di quattro figli, Angelo Izzo nasce il 23 agosto del 1955 a Roma. La sua è quella che si definisce una famiglia bene. Il padre fa il costruttore e la madre, pur laureata in lettere, sceglie la vita casalinga per dedicarsi ai figli. Angelo è un ‘pariolino‘, come si dice a Roma, perché vive in uno dei quartieri più esclusivi della capitale, i Parioli.

Per lui solo scuole private, come il San Leone Magno. La scuola però non sembra essere altrettanto interessante della politica, della droga e dei festini, anche perché i suoi voti non sono mai stati brillanti, nemmeno durante gli anni alla facoltà di Medicina. Ad Angelo piacevano la vela, l’equitazione, le arti marziali.

E se nell’infanzia mancano i tipici segni dell’abuso che possono creare un criminale seriale, nell’adolescenza invece si ritrovano tutti.

La militanza politica criminale di Angelo Izzo

Il tratto antisociale viene subito fuori. A 14 anni Izzo, già iscritto da un anno alla Giovane Italia, associazione che faceva capo al Movimento Sociale Italiano, viene espulso da quel gruppo assieme a quello che diventerà uno dei suoi complici nel massacro del Circeo, Andrea Ghira. Il motivo è la sua partecipazione a un giro di motorini rubati, ma Izzo anziché pentirsi, inizia a delinquere in maniera seriale. Si definisce militante di estrema destra, e manifesta tutti i comportamenti tipici di un criminale sociopatico. Furto, distruzione della cosa altrui, stupro.

Izzo arriva alla notte del massacro del Circeo con una condanna di due anni e mezzo per violenza carnale, che però non sconta usufruendo già all’epoca di uno sconto di pena che lo porta a uscire con la condizionale solo dopo pochi mesi.

A quei tempi lo stupro era considerato solo un reato contro la morale, e si dovrà attendere fino al 1996 per veder riconosciuta la lesa persona nella violenza carnale. Fu lo stesso massacro del Circeo che diede una spinta alla legge, con le imponenti manifestazioni delle donne e delle femministe che rivendicavano la loro dignità.

Izzo e la strage di Piazza Fontana

I reati e i comportamenti devianti che Izzo mette in atto negli anni della sua adolescenza verranno fuori nel 1995, quando lui stesso li metterà agli atti della sentenza del Giudice Istruttore presso il Tribunale Civile e Penale di Milano Guido Salvini per la strage di Piazza Fontana e altri attentati.

Scrive il Giudica a pagina 80, ‘Angelo Izzo, dopo la sua dissennata fuga dell’agosto 1993, si è risolto a raccontare per intero la sua esperienza politico-eversiva precedente al suo arresto per i fatti del Circeo’.

Esperienza fatta di crimini come quello per cui è indiziato in questa ordinanza, ‘sotto il profilo del concorso nel reperimento e nel trasporto in Calabria dell’esplosivo usato per gli attentati del 1972’.

Molte sono però le testimonianze e le confessioni fatte da Izzo che non vengono e non verranno credute.

Mitomania? Verità ormai non più riconosciuta? Inattendibilità? Tentativi di ottenere sconti di pena e permessi premio?

Sta di fatto che la sua militanza politica deviata negli anni ’70, era solo l’inizio della sua carriera criminale.

Il massacro del Circeo del 1975

Quel delitto non è nato da un festino a base di alcool e droga finito in tragedia, ma da una lucida premeditazione‘.

Così lo stesso Izzo definisce uno dei massacri più efferati della recente cronaca nera italiana. La medesima lucida premeditazione che lo porterà, 20 anni più tardi, a ripetere lo stesso gesto, incredibilmente grazie alla semilibertà di cui godeva e ai permessi che gli sono sempre stati concessi. È la notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 quando Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido portano due studentesse, Maria Rosaria Lopez di 19 anni, e Donatella Colasanti, di appena 17, in una villa in località Sabaudia, presso il monte Circeo.

Per un giorno e mezzo le due ragazze si trovarono prigioniere e vittime di tre sadici, violentate e seviziate. Maria Rosaria non superò quelle torture, e dopo ore di agonia Izzo e gli altri l’affogarono nella vasca da bagno.

Donatella, tramortita, si salvò la vita fingendosi morta. I tre criminali avvolsero entrambe in sacchi di plastica come spazzatura, e a salvare Donatella fu paradossalmente la crudeltà dei tre, che per andare tranquillamente a cena a casa la lasciarono all’interno del bagagliaio della macchina di Guido.

Allertato dai lamenti della ragazza, fu un metronotte a liberarla. Le forze dell’ordine li arrestarono e processarono. Ghira si rese latitante, Izzo e Guido vennero condannati in primo grado all’ergastolo. Se in aula Izzo ha sempre mostrato il suo lato narcisistico, concedendo interviste e parlando con disprezzo delle sue vittime, in carcere ha invece utilizzato la manipolazione, riuscendo a convincere periti ed esperti di essere un uomo nuovo.

Angelo Izzo e il tentativo di diventare un pentito

Nel 1985 si dichiara un pentito, e afferma: ‘Ho deciso di collaborare con la giustizia, non per motivi utilitaristici né perché deluso dall’attività politica nella quale non ho profuso molto sforzo e molta intelligenza. La mia decisione, presa con difficoltà, è dovuta a motivazioni morali, alla necessità maturata in carcere di riparare un delitto che ora non esito a definire ripugnante e di fermare eventuali meccanismi atroci ancora in atto’.

Peccato che a distanza di anni, ne commetterà un altro identico di delitto. Peccato che, dopo l’evasione del 1993, Izzo dal carcere si dichiara nuovamente pentito, confessando diversi stupri e 7 omicidi. Ma quasi nessuno riesce a riscontrare i fatti.

Come quando si accusa dello stupro di Rossella Corazzin, una ragazza di soli 17 anni scomparsa nel 1975 in Umbria. Accuse che non sono mai volte al perdono o all’espiazione della pena.

‘Non volevo togliermi un peso, semplicemente volevo confessare alcuni dei fatti ai quali ho partecipato nell’ambito di una ricostruzione storico-giudiziaria. Non mi sarebbe spiaciuto avere dei vantaggi riguardo alla pena. L’attenzione è l’ultima cosa che mi interessava. Ci sono parecchie altre cose, dice, ma sinceramente sono stanco di avere a che fare con investigatori ai quali dovrei fornire io le prove. Le violenze carnali che ho commesso, continua, facevano parte di un modo di vivere sbagliato dei miei anni verdi. Mi rendo conto che talvolta ho commesso cose crudeli, ma se pure provo dei rimorsi non mi sembra il caso di esibirli’.

Le incredibili perizie su Angelo Izzo

Nel 2002 Izzo si trova nel carcere di Campobasso. Qui si stila su di lui una relazione. A scriverla sono gli stessi operatori penitenziari. Scrivono di lui che è perfetto per essere reinserito socialmente.

‘Ha lavorato con costrutto in qualità di scrivano. Ha preso parte con interesse al corso di letteratura e lingua inglese, a tre progetti teatrali, a due corsi di informatica, superandoli con la valutazione di distinto e buono’.

E questo è sufficiente per rimettere in libertà un mostro che ha imparato a mentire, a manipolare, a mostrarsi un uomo nuovo. Un uomo, dicono, con ‘un istinto naturale per la poesia. Izzo ha affrontato gli ultimi anni della sua detenzione con una sorta di problematicità propositiva, rivolta verso l’elaborazione dei propri trascorsi. Ha sfruttato il privilegio di essere ben dotato intellettualmente per puntare su un rinnovamento di se stesso’.

Quel rinnovamento gli concede, nello stesso anno, permessi premio fino a 15 giorni. Ma la sua redenzione è appena cominciata. Secondo don Dario Saccomanni, operatore della cooperativa Città futura nella quale Izzo lavora, Izzo è realmente redento, quasi un esempio per gli altri.

Come è stato possibile tutto questo?

Quale cecità ha investito tutti coloro che hanno avuto a che fare con Izzo? Si tratta solo di incapacità professionale, di manipolazione da parte di Izzo, o del desiderio irrazionale di credere che anche un soggetto del genere possa cambiare?

La verità è che questi soggetti non cambiano, mai. Semplicemente perché non possono, e di certo non lo vogliono.

Così, dal 2003, i permessi diventano sempre più numerosi, e a riprova della sua redenzione in uno di questi organizzò un festino con delle minorenni e con un ragazzo pregiudicato, Luca Palaia.

Eppure, ancora incredibilmente e a questo punto lo si deve dire, colpevolmente, i permessi restano, e Izzo continua a lavorare senza conseguenze nella cooperativa.

Nel 2004 le perizie su di lui si fanno così positive che i permessi diventano quello che lo porterà, proprio con Luca Palaia, a uccidere di nuovo: la semilibertà.

Sì, perché secondo coloro che hanno a che fare con lui ‘Izzo è un soggetto socialmente utile, specialista nel trattamento degli alcolisti e nell’integrazione dei nomadi, con particolare attenzione alla reintegrazione scolastica dei bimbi. Emerge all’osservazione psicologica la disponibilità ed apertura al dialogo esaustivo ed eloquente. Il soggetto è sinceramente pentito: pare infatti compiere un processo psicologico di espiazione e riparazione per i danni e le offese arrecate, un processo indispensabile per il raggiungimento di un equilibrio psichico’.

Le perizie psichiatriche su Angelo Izzo

Sembrano quasi avere più importanza queste valutazioni fatte da operatori penitenziari evidentemente manipolati da Izzo, anziché quelle svolte da eminenti psichiatri. Come quella che risale proprio agli anni ’70, prima ancora del massacro del Circeo, quando uno psichiatra dell’Università Cattolica esaminò Angelo Izzo, su richiesta di suo padre.

Scriveva il medico: ‘Izzo è affetto da una nevrosi maniaco-depressiva e alterazioni della sessualità, indotte da una circoncisione operata tardivamente allo scopo di correggere un iposviluppo dell’organo genitale. Il suo complesso di inferiorità in sostanza lo portava a mettere in atto comportamenti fatti di onnipotenza e seduttività’.

O come quella fatta dal professor Franco Ferracuti, che nel 1979 scriveva: ‘Presenta un quadro psichico di tipo schizofrenico semplice con sviluppi temporali di tipo paranoico a lenta evoluzione innestato in una personalità immatura e inadeguata’.

La perizia grafologica su Angelo Izzo

Su di lui venne effettuata anche una perizia grafologica, a firma della dottoressa Costanzo dell’Università della Calabria.

Diceva: ‘sono presenti caratteristiche psicopatologiche rilevanti, con tendenza all’introversione del carattere, spesso non manifesta, quella di chi tende a considerarsi e a proporsi all’infinito sempre allo stesso modo, con comportamenti stereotipati. Vi è la totale incapacità di esteriorizzare le emozioni e gli stati d’animo, cosa che naturalmente comporta la compressione dell’aggressività che prima o poi deve essere agita. Si evidenzia la mancanza di empatia, tratto tipico del sociopatico, assieme alla mancanza di una capacità genuina di relazionarsi con gli altri, oltre che il totale disinteresse per qualunque forma di spiritualità. Questo denota l’incapacità di simbolizzare, oltre che deficit di tipo cognitivo, che mette in luce invece un interesse quasi morboso per le pulsioni e per la cristallizzazione del pensiero, unito alla difficoltà a controllare gli impulsi. In sostanza si intende che il soggetto, per potersi sentire vivo, deve agire comportamenti violenti che suscitino emozioni forti. Il tutto per scampare al suo senso di inferiorità e impotenza, mentale e fisica’.

Il delitto di Ferrazzano del 2005

In criminologia si parla di vittimologia per intendere la preferenza di un criminale seriale per una certa tipologia di vittime. Per Izzo, sono le donne, possibilmente giovani.

Nell’aprile del 2005 l’uomo nuovo, il redento, il simbolo della trasformazione Angelo Izzo, con l’aiuto di Luca Palaia, uccide di nuovo. Ancora due donne, ancora avvolte in sacchi di plastica, ancora gettate via come spazzatura. Questa volta Izzo, che non aveva tempo per andare a cena, seppellisce le donne, che vengono però rinvenute dalle forze dell’ordine.

Lui stesso, il 3 maggio, confessa il delitto. Ha ucciso Maria Carmela Maiorano e sua figlia Valentina. Il medico legale dirà che i cadaveri presentavano ematomi e graffi, e identificherà la causa di morte nell’asfissia.

Maria Carmela e Valentina sono state soffocate con un sacchetto di plastica sigillato intorno alla testa con del nastro da pacchi. Ancora una volta, come disse Izzo parlando del massacro del Circeo, il tutto si svolse con lucida premeditazione, come conferma l’acquisto di polvere di calce il giorno prima del duplice omicidio.

Izzo parla del delitto di Ferrazzano

Izzo ricomincia a mentire e manipolare, affermando come il marito di Maria Carmela, un boss pugliese, lo avesse spinto ad avere una relazione con la moglie, cosa che viene smentita dal diretto interessato. Il Mostro racconta nei dettagli i fatti, affermando;

Sentivo la violenza che veniva fuori. E provavo il desiderio di uccidere di nuovo, per questo l’ho fatto. Se non fossero state le due donne, avrei ucciso qualcun altro. Ho anche immaginato che fosse stata Carmela a denunciarmi. Non la sopportavo più. Lei e sua figlia erano diventate ossessive, pressanti. Mi era piaciuto rivestire il ruolo da capofamiglia, ma poi questo rapporto è diventato come un laccio al collo. Eravamo amanti da mesi e mi aveva coinvolto in un rapporto perverso con la figlia. Giuseppe Maiorano sapeva della mia relazione con la moglie e non se ne faceva un problema. Io amavo quella donna, ero un po’ diventato suo marito ma dopo un po’ ho cominciato a pensare di ucciderla. Un’idea che andava e veniva, evidentemente ho una doppia personalità, una parte di me che credevo di aver soffocato e invece è riemersa’.

Questo è l’uomo nuovo che meritava di rifarsi una vita.

Angelo Izzo: nella mente del Mostro

Izzo ha sempre parlato e rilasciato interviste, nonostante affermi continuamente di non volere attenzione e di non provare rimorsi. Nella deposizione relativa al delitto di Ferrazzano, racconta nei minimi dettagli quelle che si definiscono criminogenesi e criminodinamica, cioè come è nato e come si è svolto il delitto.

Dice: “Ho cominciato a pensare di eliminarle entrambe, la ragazzina doveva morire perché sarebbe stata un testimone troppo scomodo. Ho comprato la calce, i sacchi, il nastro isolante e le manette in varie riprese. Non era un piano preciso. Né Guido Paladino, né Luca Palaia sapevano delle mie intenzioni: mi obbedivano e basta. Ho distrutto tutto e tutti mi odiano. E pensare che appena ho ucciso le due donne i fantasmi che avevo dentro di me mi hanno abbandonato”.

Angelo Izzo: un serial killer predatore seriale?

I tratti distintivi ci sono tutti, compreso quello dell’inadeguatezza che viene scaricata sulle vittime. Lui stesso affermava, all’età di 50 anni, in un’intervista: ‘Mi sento giovane e forte, pieno di passione ed energia, e non desidero le donne della mia età, ma le ragazzine .A 14-15 anni sono belle, donne fatte”.

Nei suoi omicidi si ritrova la ritualità ossessiva, tanto che i due massacri vengono compiuti praticamente nello stesso modo. Case abbandonate, violenza, uccisione, occultamento nei sacchi di plastica. Le donne sono state manipolate e sedotte con la medesima modalità, convinte a seguire Angelo Izzo in un luogo isolato. Eppure, Maria Carmela e Valentina non potevano non sapere che erano davanti al Mostro del Circeo.

I tratti distintivi del disturbo antisociale di Izzo

Nei suoi delitti compare anche il tratto del sadismo. Nel delitto di Ferrazzano non c’è stato stupro, ma l’atto è stato compiuto in modo vicario. Il soffocamento e la violenza hanno sostituito una penetrazione forse impossibile.

Si ritrovano poi la manipolazione, la mancanza di empatia, così come la tendenza tipica della personalità antisociale a considerarsi superiore e a giustificare ogni atto di violenza imputandone la colpa alla vittima.

In carcere Izzo scriverà le sue memorie, mettendo nero su bianco in centinaia di pagine deliri e violenza, memorie che non sono mai state pubblicate.

Avrebbe dovuto farlo un operatore del carcere di Campobasso, uno di quelli che considerava Izzo un uomo nuove e raccomandava la semilibertà. Proprio lui, poco prima di pubblicare il libro, racconta di aver saputo del delitto di Ferrazzano, e di esserne rimasto talmente scosso da non volerne più sapere.

Angelo Izzo oggi

Ci si chiede allora perché Angelo Izzo, nonostante le perizie, nonostante i suoi stessi scritti e nonostante continui a uccidere appena ne ha la possibilità, venga continuamente ascoltato e messo in libertà. Lo dice lui stesso quando nell’ennesima intervista dice: ‘Un tempo ero capace di muovermi come una forza della natura e nulla sembrava avere la possibilità di abbattermi. Avevo un’aura che mi rendeva un individuo a parte, avevo un potere che nessun passo o parola spavalda o pistola o coltello o abito da quattro milioni era capace di evocare. Venti anni fa, venti chili fa. Oggi come un qualsiasi pezzo di merda, cosa non darei per un po’ di libertà’.

Una libertà che non avrebbero dovuto dargli, una libertà che ha permesso a un mostro che poteva e doveva essere fermato di uccidere ancora. Una libertà che Donatella, Rosaria, Maria Carmela e Valentina non hanno più.

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