Nessuna pietà per Pasolini

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Il racconto e le rivelazioni inedite di chi ha fatto riaprire le indagini sull’omicidio.

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Descrizione prodotto

Il racconto e le rivelazioni inedite di chi ha fatto riaprire le indagini sull'omicidio.
La notte del 2 novembre 1975 fu commesso uno degli omicidi più efferati della storia d'Italia. Pier Paolo Pasolini veniva ammazzato.

Per 35 anni nessuno era riuscito a far riaprire quel cold case. Fino al 2009, quando la criminologa Simona Ruffini, assieme all'avvocato Stefano Maccioni, depositò un'istanza alla Procura della Repubblica che cambiò tutto.

Questo libro è l'unica vera inedita storia dell'inchiesta che ha riscritto una delle pagine più buie della nostra cronaca nera.

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videoclipGuarda la presentazione del libro con Veltroni e l'inaspettata presenza di Pelosi

20 recensioni per Nessuna pietà per Pasolini

  1. 5 di 5

    :

    Recensione della redazione de “Il mio Libro” 16 maggio 2014

    Pier Paolo Pasolini fu uno dei più grandi intellettuali e letterati del secolo scorso, cercò la verità contro il conformismo, testimoniò l’emarginazione, non ebbe paura di dare scandalo portando alla luce, in maniera cruda e disinibita, quelle frange estreme della società italiana che nessuno voleva vedere.

    La sua omosessualità dichiarata, o meglio sbandierata, urtò pesantemente la suscettibilità della “buona” società italiana. E fu solo l’ultima delle ragioni che lo resero impopolare oggetto di campagne e di linciaggi da parte di avversari di ogni tipo, e non sempre dichiarati.

    La conclusione della sua vita, che costituisce uno dei capitoli più oscuri della nostra storia, è stata da sempre inserita in questo contesto, come una sordida storia di violenza e depravazione, di sottoborghi e bassi istinti, di un dott. Jackill, scrittore, giornalista, poeta, regista, sceneggiatore illustre e stimato dalla cultura contemporanea, e un Mr. Hyde che al calare della sera si infiltrava nei quartieri più malfamati in cerca di squallide avventure per dare sfogo alla propria natura più bieca.

    Un ragazzino ancora minorenne prese su di sé la responsabilità di aver inferto le percosse fatali che uccisero Pasolini nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia. E tutti gli diedero retta. Il capro espiatorio era stato trovato, facilmente, proprio in quell’ambiente che riscuoteva la riprovazione dell’Italia tutta. Fu una soluzione semplice e veloce. Tanto che, evidentemente, non si ritenne necessario soffermarsi un attimo a pensare, a ragionare sull’effettiva probabilità che le cose si fossero verificate così come dichiarato dall’unico imputato subito reo confesso, e come infine fu sancito dall’ultima sentenza.

    Dopo 35 anni di silenzio (o forse di colpevole abbandono) la criminologa Simona Ruffini, come ci racconta nel suo libro Nessuna pietà per Pasolini, ha iniziato a rivangare tra atti processuali, testimonianze, interviste, prima per curiosità, poi per interesse, fino a farne l’oggetto di un’inchiesta approfondita. È ripartita da zero, dagli scatoloni del “cold case” contenenti tutti i reperti recuperati dalla scena del crimine. Insieme a lei nella strada della ricerca si sono affiancati l’avvocato Stefano Maccioni e il giornalista Valter Rizzo.

    Ne sono emerse nuove evidenze, grazie alle tecniche investigative acquisite negli ultimi anni, e una nuova lettura delle testimonianze, una reinterpretazione delle interviste agli interrogati, che ne ha scoperte le insincerità, le insicurezze, talvolta le incongruenze. Non solo. Nuove interviste, nuovi protagonisti mai ascoltati prima, domande semplici che non erano mai state poste. Tanto da far riaprire il caso. Finalmente.

    Il racconto di Simona Ruffini si segue senza interruzioni e piacevolmente coinvolge nella dipendenza da verità, e ci informa, in maniera dettagliata e inaspettata, delle procedure impiegate per giungere a dei risultati concreti. E così ci ritroviamo nelle stanze dei RIS, nelle sale di interrogatorio delle questure, simpaticamente a sfatare l’idea che ci siamo fatti del mondo dell’analisi investigativa attraverso le fiction americane, correggendo la banalizzazione che ci viene raccontata e rivelandoci qualche segreto. Ma ci dipinge anche i luoghi, gli ambienti, i personaggi, le emozioni con abilità di grande scrittrice. Questo libro informa il lettore di un momento della storia italiana su cui andava fatta luce e lo trascina con sé fino all’ultima pagina senza che se ne accorga.

  2. 5 di 5

    :

    Recensione di Mauro Lacqua su “Il mio libro” 9 aprile 2014 – Assolutamente da leggere e da rileggere

    La verità è come l’arte: dipende dalla sensibilità di chi la osserva. L’autrice riesce come farebbe un bravo critico d’arte a spiegarci l’opera senza condizionarne il fruitore, spiegandoci la composizione, la prospettiva, i giochi di colore, le luci e le ombre. Una volta che ci hanno fornito gli strumenti per una maggior comprensione dell’opera possiamo allora farci una propria idea. La capacità dell’autore di ricostruire trentacinque anni di indagine, processi e testimonianze è impressionante. Assolutamente da leggere e rileggere.

  3. 5 di 5

    :

    Recensione di Stefano su “Il mio libro” 10 aprile 2014 – Il caso Pasolini

    Quando si tenta di ricomporre le tessere del mosaico della verità, sparpagliate e frammentate volontariamente da qualcun altro, non solo si fa un atto di coraggio, ma si da quel buon esempio affinché le coscienze in evoluzione, mai dimentichino, che la piccola incongruenza dell’apparenza indica, a volte, che quella mostrata non è la reale consistenza della verità. Sono proprio i frammenti che non combaciano nell’omicidio di Pasolini a indicare in maniera inequivocabile che la verità emersa è distorta, alterata, non rispondente ai fatti realmente accaduti. Questo libro figlio di un’indagine e di una riapertura del caso, ripercorre, in maniera precisa, dettagliata e documentata tutte le informazioni dell’epoca e successivamente fino ad oggi, emerse in diversi modi. Finalmente possiamo guardare, in maniera critica e ragionata, dentro a quell’omicidio, accompagnati dalla criminologa che, insieme ad altre persone, ha permesso la riapertura del caso. Così dalle verità contraddittorie di Pelosi fino a quelle di Johnny lo Zingaro, passando per tante altre, si possono accostare i vari elementi incongruenti ed essendo stimolati a farlo, percepire bagliori illuminanti nel profondo nero che avvolge la vicenda. Ci rendiamo conto che la verità non è un dono, ma una conquista e per questa bisogna lottare, sporcarsi le mani, faticare, rischiare. Il libro è scritto con uno stile lineare, scevro di termini del gergo di settore, che agevolano la lettura e rendono il contenuto accessibile da chiunque. Quindi lo consiglio a tutti, ma in particolar modo a coloro che all’epoca non erano ancora nati o erano troppo giovani per seguire la vicenda, anche a chi ha vissuto e vive la mancanza del compimento della giustizia come un fallimento della società democratica.

  4. 5 di 5

    :

    Recensione di Tata su “Il mio libro” 9 aprile 2014 – Nessuna pietà

    La notte in cui morì Pier Paolo Pasolini, stavo leggendo la commedia di Plauto Il vantone, nella traduzione di Pier Paolo Pasolini. Avevo 12 anni, mi sembrò molto strano che avessero ucciso uno scrittore, ricordo un’intervista ad Alberto Moravia e l’attenzione di mio padre per la vicenda, il suo modo di seguire gli avvenimenti senza darlo a vedere, per poi esprimere dubbi, evidenziare incongruenze e scuotere il capo in una pacata sconfitta. Nessuna pietà per Pasolini non è un romanzo, si legge come un romanzo, perché è scritto in modo fluido, scorrevole, lineare, senza tecnicismi, senza forzature, senza pregiudizi, le fonti sono citate in modo discreto, prudente, gli scenari e i retroscena sono presentati in una forma dubitativa, interlocutoria in una ricostruzione piana e credibile, la figura dello scrittore è ricostruita con sensibilità, affetto, stima, rispetto. Questo libro rappresenta una vera grande tragedia, per l’uomo, ammazzato di botte, per l’indagine e i processi che hanno lasciato spazi a dubbi e misteri, per questo povero paese in cui tutto sembra sempre potersi legare, in cui tutto sembra sempre potersi tenere in un quadro fosco, cupo, oppressivo, il paese degli intrallazzi, delle congiure, delle scatole cinesi che si aprono all’infinito. Un libro disperante, da leggere e da meditare con molta attenzione. Tata

  5. 5 di 5

    :

    Recensione di Antonio Limonciello su “Il mio libro” 23 aprile 2014 – Libro da leggere e impegno civico da sostenere

    “Arruso!”, e Pino la Rana voleva dire jarruso quando raccontò del massacro di Pasolini la notte tra l’uno e il due novembre del 1975. Poi ritrattò, nessuno che parlasse siciliano stretto, né un’auto targata CT. Ma jarruso non è un epiteto così diffuso in Italia, e perfino in Sicilia si usa in aree ben delimitate, nel catanese per esempio, e tra gli strati popolari che conservano un dialetto antico di parole arabe, come è appunto jarruso, che era poi il ragazzo degli hammam a cui toccava anche soddisfare gli adulti. Dunque Pelosi quel jarruso l’ha dovuto sentire da un siciliano quella notte all’idroscalo, catanese, o di origine catanese. Jarruso diventa la chiave dello spostamento dell’indagine nel territorio di Catania, città negli anni settanta modernista quanto primitiva, crocevia di mafia, fascismo, petrolio mediterraneo, e di un particolare ambiente di marchette omosessuali; sono questi mondi che hanno un comune interesse a tacitare la voce di Pier Paolo Pasolini, è da questo incrocio che parte l’ordine e si organizza la spedizione per l’Idroscalo di Ostia. Gli autori di “Nessuna Pietà per Pasolini” concludono qui la loro indagine partita dal Museo del Crimine di Roma dove puntano l’attenzione sui reperti del processo del 1976 per chiedere che finalmente siano eseguiti esami del DNA dei resti organici presenti sui reperti. Questi esami diranno quante persone, e magari anche quali, parteciparono al massacro di quella notte. Dopo si spostano sull’Alfa GT 2000, quella di Pasolini, ormai rottamata; dalle foto e dai video si nota quanto sia pulita, priva di ammaccature, eppure quella notte c’era tanto fango, e buche profonde, e poi quell’auto doveva essere passata sul corpo di Pasolini, come mai non c’erano tracce di sangue, ammaccature, fango? Semplice, perché Pelosi, come egli stesso ora afferma, non passò con quell’auto sul corpo del poeta, c’erano altre due auto quella notte, una Fiat 1500 nera e un’altra Alfa GT 2000; sarà quest’ultima a passare sul corpo e poi a sbattere contro un palo delle recinsione e infine a ritornare a marcia indietro a ripassare sul corpo. Quest’auto fu fatta riparare da un carrozziere e vista da un altro carrozziere che rifiutò di intervenire e che oggi ha rilasciato una testimonianza firmata che mette nero su bianco: sull’esistenza di quest’auto, sul fatto che fosse incidentata e che avesse ammaccature anteriori, fango e sangue. Infine, sempre nero su bianco c’è il nome di chi portò a riparare l’auto: Antonio Pinna, uomo scomparso da allora. “Nessuna Pietà per Paolini” inizia con un andamento lento e freddo per prendere quota con la narrazione dell’incontro con Silvio Parrello, detto Pecetto, artista di Donna Olimpia, già ragazzo di vita e amico di PPP. Da questo incontro comincia una cavalcata che tocca l’apice in terra di Sicilia, precisamente a Catania, luogo tratteggiato come il budello indocinese di Apocalipse Now . Il capitolo 11 è stupendo per le descrizioni degli ambienti, per i tagli storici, per i personaggi che si affacciano, il leader fascista, il maestro di sala, il professore Saverio, l’ambiente del marchettari picchiatori, i suburbi cittadini, i fucuni, le putie senza insegne, l’odore della carne arrostita sui fucuni, il fumo, l’odore di piscio, di muffa, di cavolo fumicante, di umido in una babele di corpi, incroci neri di marchette pronte a partire nella veste di picchiatori fascisti per le manifestazioni romane. Libro da leggere e lavoro di indagine e di impegno civico da sostenere.

  6. 5 di 5

    :

    Recensione di Aurora Cecchini su “Il mio libro” 23 giugno 2014 – Nessuna pietà per Pasolini

    Apro la posta personale e, fra email da cestinare, ce n’è una de ilmiolibro che mi suscita un sorriso. “Nessuna pietà per Pasolini”, il titolo in primo piano, di Simona Ruffini. Doppio clic per aprire l’email a tutta pagina e approfondire l’informazione. Il sottotitolo è quello che blocca il mio sguardo: “Il racconto e le rivelazioni inedite di chi ha fatto riaprire le indagini sull’omicidio”. Entro immediatamente nel sito e acquisto il libro. A scatola chiusa. A prescindere. Una persona che è in grado di far riaprire uno dei cold case più tristi della storia nera italiana, dev’essere grande e, il minimo che si possa fare, è acquistare il libro e divorarlo. Ed è quello che ho fatto. Simona Ruffini è una persona speciale. Il suo libro è emozionante per il tono confidenzialmente affettuoso, si apre rivolgendosi direttamente a lui, il poeta, maestro, intellettuale, scrittore, il genio Pasolini. E’ emozionante, inoltre, per come mette una generazione di fronte all’altra, attribuendo alla più giovane la forza, il coraggio e l’amore per la giustizia. Simona è una giovane donna, psicologa, criminologa ma, soprattutto, assetata di verità. Una verità che è rimasta celata per 35 lunghi anni, dentro a squallidi involucri che, oltre a prove preziose e dimenticate, ospitavano brillanti pesciolini d’argento. Gli unici amici della memoria di un uomo, la cui vita e morte, erano racchiuse dentro due sacchi di plastica e una scatola di cartone. Infine, è emozionante perché, mentre lo leggi, ti senti divorato dalla necessità di agire, di contribuire, di prendere parte attivamente alle ricerche ricostruendo i fatti. E sfogliando le pagine, le tue mani controllano i reperti, prendono appunti e mettono insieme qualsiasi dettaglio.
    Caro Pier Paolo,
    Simona scoprirà la verità e te lo dirà, raccontandoti come è andata.

  7. 5 di 5

    :

    Recensione di Carmine Acheo su “Il mio libro” 20 giugno 2014 – Bellissimo

    Molto bello entrare nel vivo delle indagini, della scena del crimine e dei reperti. A me piace molto questo modo di scrivere come un resoconto, indagine giornalistica. Apprezzo la forza a la determinazione. Spero che non rimanga un altro giallo insoluto. Un abbraccio alla famiglia Pasolini.

  8. 5 di 5

    :

    Recensione di Marcello Mondello su “Il mio libro” 1 giugno 2014 – Pasolini

    Per chi ama Pasolini è un libro sicuramente da leggere. Un lavoro, un indagine davvero ben fatta!

  9. 5 di 5

    :

    Recensione di Maria Teresa Usai su “Il mio libro” 23 maggio 2014 – Caro Pier Paolo

    L’autrice è stata parte attiva per la riapertura delle indagini su uno dei cold case più noti, quello di Pier Paolo Pasolini e di questa esperienza ci racconta con dovizia di particolari tecnici e scientifici. In questa ricerca della verità su un omicidio brutale e oscuro che ci ha privato di un grande poeta, si avverte il suo profondo senso di giustizia e senz’altro la stima per Pasolini. Interessantissimo

  10. 5 di 5

    :

    Recensione di Gregorio Lo Presti su “Il mio libro” 23 maggio 2014 – Via dell’Idroscalo 93

    Sicuramente molto interessante, forse poco esaustivo nel riportare le dinamiche dell’omicidio. Invece, sono ben descritte le analisi eseguite in laboratorio dai RIS, dei reperti ritrovati sulla scena del crimine. Io incipit non è orchestrato perfettamente, ma stando ai commenti di chi ha lo letto interamente, il libro sembra migliorare nei capitoli successivi. Brava, brava e ancora brava.

  11. 3 di 5

    :

    Recensione di Ida Acerbo su “Il mio libro” 13 aprile 2014 – Nessuna pietà per Pasolini

    Molto interessante l’indagine e abbondantemente documentata. Riaprire l’inchiesta sul caso Pasolini ha richiesto indubbiamente coraggio e amore per la verità. Il libro è scritto in modo sobrio, con idonea scelta del lessico. Di gradevole lettura

  12. 5 di 5

    :

    Recensione di Gianluigi Moro su “Il mio libro” 10 aprile 2014 – Nessuna pietà per Pasolini

    L’autrice ha scritto un testo importante e di sicuro impatto; riaprire le indagini sulla morte ancora oscura di Pasolini, era un atto dovuto. Brava e complimenti per il lavoro svolto.

  13. 5 di 5

    :

    Recensione di Daniele Fumagalli su “Il mio libro” 9 aprile 2014

    Bel lavoro di ricerca e descrizione analitica di una storia(come tante in Italia), dai lati oscuri, con l’obbiettivo di fare chiarezza e rendere giustizia ad un uomo importante della nostra storia contemporanea, come Pasolini

  14. 5 di 5

    :

    Recensione di Lauretta su “Il mio libro” 5 aprile 2014 – Nessuna pietà per Pasolini

    Un gran bel libro, costato senz’altro fatica e tempo, ma che sicuramente ha dato importanti gratificazioni all’autrice. Un\’analisi preziosa e minuziosa di uno dei delitti più inquietanti della nostra storia; il testo scorre come un romanzo, veloce, fluido, descrittivo e ci accompagna nel cuore delle indagini, alla scoperta di nuove verità sull’omicidio di P. P. Pasolini. Un ottimo lavoro. Complimenti.

  15. 5 di 5

    :

    Recensione di Andrea su “Il mio libro” 5 aprile 2014 – Finalmente la verità

    Si sono lette tante cose sull’omicidio di Pasolini. Io ho letto questo libro e ho scoperto la vera storia delle indagini. Il lavoro fatto dalla criminologa Simona Ruffini è raccontato in modo preciso, appassionante e ricco di dettagli in questo libro. La giornata passata al RIS sembra la scena di un film, sembra quasi essere li con lei! Complimenti, per il libro scritto e per il lavoro che ha fatto!

  16. 5 di 5

    :

    Recensione su “Il mio libro” 5 aprile 2014 – Libro da non perdere

    Libro dai contenuti molto interessanti, ben scritto, che illumina di nuova luce il caso Pasolini. Agli autori vanno complimenti e gratitudine. Da non perdere.

  17. 5 di 5

    :

    Recensione di Graphitis su “Il mio libro” 5 novembre 2014 – Cara Simona

    Cara Simona, distratto e un pò vagabondo sono arrivato a questo tuo scritto per caso, leggendo pregevoli commenti al poema di Limonciello, CANTO PASOLINI, di cui è stata appena pubblicata una mia recensione. Mi aveva colpito la sinteticità del tuo commento: per me Pasolini, “un morto”, è vivo. Ho letto solo la tua “lettera” introduttiva. Vedi, per noi che lo conoscevamo letterariamente e l’amavamo, l’evidenza delle prove occultate saltava agli occhi. La differenza enorme è che tu hai fiducia nella giustizia. Alla luce di quanto scopristi, che cosa ti dice la morte di Stefano Cucchi? Sia ben chiaro, anch’io credo nel senso assoluto di giustizia, non tanto negli uomini che l’amministrano. Leggerò il tuo libro, perché condivido il tuo amore della verità e ammiro la tua coraggiosa determinazione.

  18. 5 di 5

    (proprietario verificato):

    Premetto che avevo già acquistato l’edizione cartacea precedente che era già ottima, ma, con questa si aggiungono ulteriori particolari che vanno a coprire un vuoto di tre anni, quelli che erano passati dall’edizione precedente del 2011 a questa del 2014 sotto forma di ebook, per cui, non è cosa da poco e la bravissima Simona è attenta a curare ogni particolare al fine di offrirci non solo come detto una cronaca dettagliata sul “periodo mancante” ma dandoci modo nella parte precedente, grazie ai suoi validissimi collaboratori, di introdurci ancora di piu nell’intricata trama del complotto di cui fu vittima questo grandissimo genio, in quanto definirlo solo poeta sarebbe riduttivo… e così, pagina dopo pagina si viene “calamitati” dall’interesse di rivelazioni clamorose che, come in un avvincente film giallo o thriller hanno la forza di catalizzare la nostra attenzione, tanto che, personalmente, giunto alla fine… avrei voluto leggere ancora ma, sono sicuro che, non essendo stata ancora scritta la parola “fine” come molti altri casi irrisolti e che reclamano purtroppo ancora giustizia, presto ne avremo un altro o per lo meno, lo auguro di tutto cuore a Simona e, nel ringraziarla nuovamente vi invito alla lettura sicuro che, non rimarrete delusi!

  19. 5 di 5

    :

    Recensione di Antonio Montefusco su “Il mio libro” 26 novembre 2014 – 6 mani magiche!

    Sei mani che deliziano il lettore. Simona, Stefano e Valter siete tosti e potenti.

  20. 5 di 5

    :

    Recensione di Paola Ricciardi su “Amazon” 25 gennaio 2017 – Non si legge. Si beve.

    Nel mare di libri scritti su vicende di cronaca nera reale, questo si distingue perché oltre a narrare i fatti che hanno portato gli autori a far riaprire il caso dell’omicidio di Pasolini, è scritto in uno stile romanzato che si legge tutto d’un fiato. Un ottimo esempio di cronaca reale ma trattata come un thriller. Perfetto per chi vuole conoscere i retroscena di uno dei cold case più celebri della nostra storia.

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