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Lettera aperta al Ministro della Giustizia

Leggo dell’istituzione di un Osservatorio sui furti di rame.

Ma, mi domando perplessa, non siamo già noi cittadini l’Osservatorio dello Stato?

E cosa accade quando lo Stato non ci ascolta?

Così ho preso carta e penna, virtuali, visto che da 2 anni mi batto proprio contro quei reati, ed ho scritto al Ministro della Giustizia (anche se forse correttamente l’osservatorio è stato istituito dal Ministero dell’Interno)…

Preg.mo Ministro,

non so se mai Le arriverà questa mia lettera, ma perché non provare?

Le scrivo non per chiedere aiuto, come spesso vedo fare da cittadini esasperati ed inermi.

Le scrivo per raccontarLe, caso mai volesse sapere cosa accade davvero in Italia, una brutta storia di abbandono delle Istituzioni. Gliela voglio raccontare perché c’è un’altra Italia, quella vera intendo, accanto all’Italia da manifesto e proclami.

E’ l’Italia che “ci crede ancora” a quello che le viene detto, e mi indigna che sia presa in giro.

Mi chiamo Simona Ruffini. Sono prima di tutto una cittadina, e poi la testa dura che a forza di insistere ha fatto riaprire il caso Pasolini.

Leggo con enorme piacere ma anche con curiosità dell’Istituzione di un Osservatorio contro i furti di rame, l’oro rosso per intenderci. Ci invitate a denunciare i furti di rame rivolgendoci a tutte le autorità. Sono certa della buona fede di questa iniziativa.

Dico però che leggo con curiosità perché l’Osservatorio contro i furti di rame c’è già. Non c’era bisogno forse di istituirne un altro, bastava dare ascolto a quello esistente. L’Osservatorio siamo noi.

Da due anni combatto contro questo brutto e grave reato che diventa anche ambientale nel momento in cui i cavi di rame vengono bruciati.  Allora si sprigiona diossina.

Sono una cittadina romana, ed abito nello splendido quartiere Montemario, proprio accanto al Parco Santa Maria della Pietà.  Anzi no, mi correggo, abitavo. Ho dovuto trasferirmi perché dentro il Parco, si ha letto bene, dentro il Parco, c’è un campo nomadi.

Non che sia abusivo, certo, ma non è questo il punto. Il punto è che all’interno di quel campo, accanto al 118 e davanti alla caserma dei vigili del fuoco, vengono bruciati proprio quei cavi di rame “Osservati”.  Osservati da chi mi chiedo?

Tenterò di non essere disfattista mi creda, ma sa perché ho cambiato casa? Perchè me l’hanno detto le istituzioni di farlo.

Non ci crede? E’ tutto scritto in un esposto presentato alla Procura. Il giorno in cui un’operatrice della Polizia Locale che non ebbe nemmeno la volontà di dirmi il suo nome mi consigliò di cambiare casa se “le cose non mi stavano bene”, ho scritto il mio esposto.

150 pagine di fascicolo. 149 sono le mie: 2 anni di ricerche, video, indagini, telefonate appuntate alle forze dell’ordine, denunce. 1 pagina è del Pm al quale ho chiesto aiuto.

Sa cosa c’era scritto in quella pagina? Richiesta di archiviazione. La vita di noi abitanti del quartiere è stata archiviata. Voglio che sappia che ogni giorno i cittadini chiamano già coloro i quali ci indicate come quelli che dovrebbero aiutarci.

Le forze dell’ordine ci dicono che “non sono autorizzati ad entrare nel campo”. Le chiedo: se non sono autorizzati loro chi lo è?

I vigili del fuoco ci dicono che i roghi tossici e mortiferi che si sprigionano ogni giorno da quel posto sono “fuochi controllati”. Le chiedo: controllati da chi?

La Polizia Locale ci dice che “non possono fare nulla e ci invitano ad andarcene”.

Così, Le ripeto, sono lieta dell’istituzione di questo Osservatorio, ma ce n’era già uno. Siamo noi l’Osservatorio della Giustizia, noi che ci abitiamo li davanti, noi che respiriamo il veleno e siamo abbandonati.

Mi perdoni sa, ma prendo a cuore queste cose, e sono testarda. Quella frase non mi esce più dalla testa sa?

“Cambi casa se non le va bene”.

Io casa l’ho cambiata, ma la testa no. Così vado avanti. Il mio esposto è sempre qui, e va arricchendosi ogni giorno. Lo porterò avanti.

Sono certa anche che ciascuno di quegli esponenti delle Forze dell’Ordine vorrebbe fare qualcosa. Ma evidentemente il meccanismo si inceppa in qualche punto.

Concludo raccontandoLe un’altra piccola odiosa abitudine che si ha nei confronti di noi cittadini. Dopo mesi e mesi di inutili telefonate in Procura sono venuta a sapere che il mio esposto era stato archiviato.

Non sono un avvocato ma un po’ di pratica sul campo l’ho fatta. Chiesi espressamente di essere avvisata dell’esito delle indagini.

Lasciai il vecchio indirizzo, quello al quale abitavo prima. Quello che ho dovuto lasciare per non morire intossicata.

E’ lì che il Pm, oltre il danno la beffa, ha notificato l’archiviazione. Glielo dico perché è così che funziona.

Se avete bisogno di noi per toglierci qualcosa ci trovate anche in capo al mondo.

Se siamo noi a chiedere aiuto non vi premurate di sapere dove siamo.

Non ho potuto fare ricorso. Conta poco, vado avanti lo stesso.

Ma ricorro a Lei. Il mio esposto, ed io, siamo sempre reperibili.

 Le auguro buon lavoro ed ogni bene possibile.

Le scrivo dalla mia nuova abitazione, a diversi km da quel campo. Oggi, in una sera di settembre, arrivano ancora i fumi da lì.

Quando c’è quel bel vento romano porta anche questo, a ricordo di quello che ho lasciato qualche via più in là, ma che non abbandono, come invece fanno le istituzioni.

Che non si stupiscano se l’Osservatorio rimarrà vuoto e silente.

Gliel’ho detto, un Osservatorio c’è già, basterebbe solo ascoltarlo.

Distinti Saluti”

Simona Ruffini

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